Zibaldone fino a 30
Dal
settantasei al novanta
Chi
li visse ora racconta
E,
soggettivando, canta
L'unica cosa che le unisce è il
fatto che le ho scritte io. Di solito questo genere di materiale
rimane dimenticato nei cassetti sotto forma di fogli e foglietti, sempre più
gialli e meno leggibili . E non è sempre un male. Ma 10 anni dopo mi sento come se
fossero prescritti i "reati" che queste frammenti contengono. Mi lascio prendere dall'idea, tutta
narcisistica, di sottrarli al decadimento fisico, quasi che vedendoli
registrati in freddo formato elettronico potessero conservare intatta la
freschezza del momento in cui furono scritti. Ma anche i file
invecchiano, inevitabilmente Windows ti avverte che sono scritti in una
"versione precedente" ed anche i caratteri che ho usato sono
sorpassati da nuovi stilemi. E allora tanto vale prendere le
vecchie parole e re-impastarle; così si fa con il polpettone, con gli
avanzi. Non sono un grande cuoco, perciò
troverete contraddizioni evidenti ed altre più sottili; e chi ricorda di
avermi parlato, in epoche e momenti diversi della vita, non faticherà a
scoprire incoerenze ed opinioni mutevoli. Confesso di temere un po' il vostro
giudizio. Benché non abbia commesso azioni realmente incoerenti (sarebbe questo ben altro peccato!), vi
debbo qualche spiegazione, qualche giustificazione per i miei discorsi
ondivaghi. C'è un metodo quasi infallibile per
essere perfettamente coerenti, sintetizzabile in due atteggiamenti: credere e sfumare. Credere: significa affidarsi ad una realtà trascendente ed
interpretare la storia ed i pensieri alla luce di essa. Atteggiamento
diverso è quello del fidarsi, ed
io mi sono fidato dello spirito del tempo in cui ho vissuto. Nel mio caso
questo sentimento non è sfociato nel conformismo; mi ha impedito tuttavia
di vivere e pensare al di fuori di questo mio tempo e di questa mia civiltà. Sfumare: è un modo per non rischiare mai, per lasciare aperta
una porta. E' la ricerca del compromesso, più che della sintesi, è la fuga
dallo scontro verbale, è il messaggio trasversale, è la saggezza spicciola
di "chi ne ha viste tante". Credere e
sfumare: sono due arti che ho poco
praticato in vita mia. Se per la prima ritengo che la maturità stia ponendo
rimedio ad una giovinezza un po' cinica, per la seconda non ho dubbi: le
idee, le opinioni devono uscire nette e decise. E' un atteggiamento che
richiede molto allenamento, perché va coniugato alla capacità di
riconoscere errori ed incompletezze; è l'unico modo però per sgombrare il
terreno dagli equivoci eterni, è la via per togliere il fiato agli eterni
meschini sensali di idee, ai saprofiti dell'umanità. Ve ne state accorgendo? Le
precisazioni, i distinguo, le excusationes
non petitæ stanno creando una loro
storia, una divagazione circolare su di me. E' questa la cosa più difficile
nello scrivere un libro: scoprire quale tra le milleduecento storie che
nascono dalle prime sei pagine può meritare di essere ascoltata. Cedo ad un'ultima tentazione
didascalica: vi capiterà di leggere una frase e di risalire lungo la pagina
per rileggerla. Non è colpa della distrazione: capita anche a me con i miei
scritti, perché non sono un narratore. Significa che questo è soprattutto
un libro di poesie, alcune dichiarate ed altre scritte in prosa, ma sempre
con l'idea che le parole possano "creare" (questa è la radice
greca di "poesia") piuttosto che narrare. Cogliete l'occasione per per
immaginare le sfumature, per lasciare vagare l'immaginazione, per riannodare
i vostri fili con i pensieri del passato. E'
per questa ragione che amo scrivere: se cercassi l'immediatezza e volessi
vera comunicazione, parlerei.